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La Turchia e noi

Perchè è importante aprire alla Turchia

Spiace che la Turchia venga ricacciata continuamente nelle zone di influenza della Russia. Negli anni passati si era parlato di un suo ingresso nell’Unione Europea, progetto sostenuto da Fini e Berlusconi, naufragato poi per l’opposizione della Lega di Bossi.

La Turchia è un Paese che conta più di 80 milioni di abitanti e fa parte della NATO fin dagli anni cinquanta. Nella seconda guerra mondiale è rimasta neutrale, lasciando che gli stati europei si distruggessero a vicenda.

Il tentativo di colpo di stato di pochi anni fa ha senz’altro incattivito Erdogan al quale nessuno toglie dalla mente che a progettarne la pianificazione sia stata la mano straniera.

Ora è veramente assurdo che la Turchia diventi la questione del posto a sedere riservato al Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyn. E’ stato sicuramente un gesto sgarbato ma in linea con il pensiero attuale della Turchia che si è ritirata dalla Convezione di Istanbul contro la violenza sulle donne di cui è stata la prima firmataria  nel 2011. Si assiste anche ad una nuova deriva militarista che affossa le spinte democratiche che ci sono in Turchia. La lotta delle donne turche per il riconoscimento dei loro diritti è in pieno svolgimento. Ma voler vedere la scarsa considerazione delle donne, seppure al potere, nel vertice tra Europa e Turchia non fa che approfondire il fossato tra le due parti.

A ben vedere, quello che è successo ad Ankara – peraltro la Turchia ha comunicato che il protocollo è stato deciso dalla UE – è emblematico di come le istituzioni europee vengano percepite all’estero, vale a dire in modo confuso.

Il Parlamento europeo eletto dai popoli con pochi poteri effettivi, la Commissione espressione dei governi nazionali con poteri esecutivi e di impulso legislativo. E il Consiglio Europeo, in precedenza con funzioni di natura informale, stabilizzato a livello organizzativo soltanto con il Trattato di Lisbona del 2009. Un Consiglio espressione dei capi di governo, la cui Presidenza è stata affidata a Charles Michel, anch’egli partecipante al summit con Erdogan. Accanto a queste istituzioni svolgono, nei singoli Stati, i capi di governo e i Ministri degli esteri dei 27 stati dell’UE. Ad un livello inferiore, regionale, troviamo istituzioni che in alcuni casi hanno competenze di politica estera (vedi Sicilia).

La domanda è: può essere efficiente una tale struttura delineata così in modo da non toccare eccessivamente il potere dei singoli Stati?

Per la finalità di impedire/gestire i conflitti armati tra gli Stati e stabilizzare le economie europee sicuramente è un’organizzazione utile.

Ma non chiediamo a questa struttura qualcosa di impegnativo, tipo unificazione delle culture, armonizzazione delle tasse, principi politici o religiosi comuni. Si è visto come è naufragato il progetto di una Costituzione europea. Diciamolo: in Europa i partiti spediscono i politici che non sono stati eletti (trombati) nelle competizioni elettorali e che in questo modo assicurano loro e al partito di appartenenza un’entrata considerevole.

Foto: Arie

E’ su questo fronte che occorre lavorare se si vuole davvero rendere l’Unione europea un’efficace istituzione con poteri reali che non siano limitati all’agricoltura o alla pesca.

Per ora ci troviamo con 27 paesi, diversi per lingue e tradizioni, con alle spalle anni di guerre e macerie, i quali, quando prendono le decisioni, hanno bisogno di una schiera di interpreti. Per non parlare del peso del voto dei singoli Stati. Ma su questo anche gli Stati Uniti non scherzano.

In questo quadro non possiamo meravigliarci se l’UE non riesce a risolvere i problemi tempestivamente come sta avvenendo per il reperimento dei vaccini.

E una sedia al posto del sofa non avrebbe il potere magico di fornire all’UE l’autorevolezza necessaria per farsi sentire in un’area così importante del Mediterraneo, nella quale la Turchia svolge la funzione di gendarme di tutti. Come al solito si guarda al dito e non alla Luna; infatti nulla è stato detto su come sono andati i colloqui sul tema caldo della politica migratoria dove ogni Stato europeo si comporta come vuole. La Germania e la Francia selezionano i migranti che lasciano entrare sul proprio territorio. In Germania lavorano circa 1,5 milioni di turchi che hanno mantenuto la cittadinanza del paese di provenienza. L’Italia, finora, è meta dell’immigrazione dall’Africa, funzionale ai lavori agricoli, principale economia del centro-sud. Si tratta di lavori stagionali malpagati che non permettono agli immigrati di farsi una vita e integrarsi nella società.

Sta succedendo come nel calcio. Una super Europa formata da Francia, Germania e gli altri Paesi del Nord ed un’altra Europa, minore, alle prese con la pressione dei popoli mediterranei e i problemi correlati ai debiti accumulati.

Qualche anno fa si parlava di PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna)per definire gli Stati che avevano un’economia disastrata e che non ce la farebbero senza l’aiuto dei fondi europei. Aggiungerei anche la Turchia (PIGST) per il fatto che appartiene alla Nato e che rappresenta un passaggio obbligato per i migranti che scelgono la via macedone per entrare in Germania. Oltre al fatto che deve fronteggiare una severa crisi economica.

Stiamo attenti quindi a non isolare la Turchia, troppo importante per noi e il quadrante medio-orientale.

Prendiamo esempio dagli Stati Uniti. Putin è un assassino dice Biden. Risultato: fra qualche mese ci sarà un vertice USA-Russia per discutere le questioni internazionali aperte.

Giusto censurare il machismo di Erdogan come ha fatto il Presidente Mario Draghi (i giornali turchi subito ci hanno rinfacciato Mussolini e Hitler) ma  avanti con i rapporti anche bilaterali con la Turchia su tutti i punti caldi, a cominciare dall’interscambio di beni e servizi.