• L’influenza etrusca orientaleggiante riscontrabile nei capitelli di San Flaviano a Montefiascone

    Etruscan news del 2006 by Larissa Bonfante (deceduta 23 agosto 2019) – Già Prof.ssa emerita alla New York University – Esperta di lingua e cultura etrusche.

  • Autunno

    21 dicembre 2000
  • Scordiamoci i fondi europei. Forse dovremo restituire quelli già avuti.

    Il modello Polonia.

    Il nuovo Presidente del Consiglio ha spiegato, a più riprese, che l’Italia seguirà i modelli di Polonia e Repubblica Ceca. Inoltre spera che anche in Svezia si segua la medesima strada. Diciamo subito che la Polonia sta attendendo da anni 36 miliardi di PNRR dall’Europa che non li eroga dato che quello Stato ha assunto le caratteristiche di una semi-dittatura. La magistratura e i tribunali sono sottoposti ai politici, la libertà delle donne e della diversità di genere è stata limitata fortemente. Non esiste la libertà d’informazione.

    Se l’Italia segue questo modello presto vedremo i nostri titoli di Stato divenire carta straccia a discapito di quei riparmiatori che magari hanno pure votato per il centro destra.

    Altro che assicurare ai cittadini sostegni economici per le bollette e il gas. Qui si va verso il baratro in cui si sono cacciati Polonia e Ungheria. L’Italia è tra i Paesi fondatori dell’Europa, siamo a pieno titolo dall’inizio nella zona euro.

    Se Berlusconi e non solo lui vogliono assoggettare i magistrati alla politica, limitare la libertà di informazione, lasciando alla destra reazionaria campo libero nel comprimere i diritti civili abbiamo la quadratura del cerchio ponendoci di fatto fuori dall’Europa dei diritti.

    Riflettano Letta, Conte, Renzi, Calenda, Fratoianni e i Verdi sul bel capolavoro politico che sono riusciti a partorire grazie all’ego di ognuno di loro espressione di una sinistra parolaia e inconcludente.

  • Il ritorno autunnale

    Riflessioni sparse – Voglia – Ispirazioni – Attese – Arte

    Il ritorno alle usate occupazioni, agli spazi vitali che siamo abituati a vivere durante la maggior parte dell’anno e il lavoro, per chi ce l’ha, è un sentimento studiato a più riprese da psicologi e sociologi.

    Intanto perchè cresce sempre più la voglia di non tornare, di sentirsi liberi di librasi nel mondo, ritenendo una iattura la routine e i luoghi straconosciuti.

    Poi perchè questo ritorno coincide con la fine dell’estate, la bella stagione dei poeti, gli attimi di libertà belli e irripetibili una volta tornati in città o al lavoro.

    Ancora perchè quest’anno la farà da padrone la politica che viene detestata sempre più come una zavorra che nessuno vorrebbe ma che è necessaria per una democrazia ormai svuotata dei suoi sentimenti più nobili.

    Insomma tutto sembra volgere verso il basso inclusa la temperatura.

    E’ il capitalismo/comunismo che ci ha plasmati così. Qualsiasi tipo di organizzazione sociale adottiamo ci vuole in forma per il lavoro, per la produzione dei beni. Si può essere liberi ma per un periodo determinato poi, finita la ricreazione si deve tornare perchè l’economia è così. E non crediate che il ricco sfugga a questo meccanismo. Lui anzi ne soffre maggiormente. Basta guardarli. Sono sempre incazzati neri, consapevoli che la ricchezza è un bene effimero che va curato ogni istante della vita. Briatore che si è assunto la veste anche di selezionatore di giovani per l’imprenditoria ha nominato suo figlio di 12 anni amministratore delegato di una società. Si è traviati da piccoli anche dal lato capitalistico. E non c’è stata un’età dell’oro per le nostre civiltà. Gli unici momenti di felicità collettiva si sono avute dopo le catastrofi, quando, ad esempio, è finita una guerra disastrosa. Allora tutti si danno da fare, si ricostruisce, si diventa buoni, ma poi anche quest’età finisce e tutto torna plumbeo come il cielo di Londra.

    Anche per gli studenti, che non sanno quali sbocchi lavorativi riserverà a loro la società del benessere, il ritorno sui libri è duro e mette alla prova la loro resistenza allo sballo. Ma occorre resistere, ricorrendo all’arte o alla religione a seconda delle nostre credenze. Sono due attività che ci aprono la mente spesso intenta a rimuginare sul chi me lo fa fare. L’arte non ha una finalità, a parte quella dell’artista di essere remunerato. Poi però l’opera d’arte ad ognuno racconta una storia, apre uno scenario nuovo. Ci fa volare sopra il cielo autunnale. Insomma arte, affetti e attività sportiva possono lenire la sofferenza di tornare alle usate abitudini.

    L’ autunno, con i suoi colori, ci dice di spogliarci e colorarci per risorgere a primavera più belli di prima, dentro e fuori.

  • Paris: i giardini delle Tuileries

    Aneddoti antichi e recenti

    Prova di sanguigna

    Dovendo dare un luogo ove incontrarci a Parigi ho avuto subito l’idea che questo luogo fossero i Giardini del Palazzo delle Tuileries. Forse un ricordo di passati viaggi oppure il significato di quei giardini goduti da Re e regine, distrutti dalla Comune di Parigi e cannoneggiati da Napoleone.

    A Parigi tutti i luoghi custodiscono gelosamente la loro storia ad eccezione, credo, della Bastiglia spazzata via dalla rivoluzione il 14 luglio 1789. Ma la piazza comunque ne ricorda bene il significato e il ruolo svolto da quella prigione. I resti delle sue fondamenta sono visibili nella stazione della Metro vicina alla piazza.

    Ma quel giorno in cui sono arrivato ai giardini delle Tuileries (fabbrica di tegole?) una volta uscito dalla Metro avevo in realtà un attacco di fame via via cresciuto mano a mano che si allungavano i tempi di arrivo a Parigi dall’aeroporto di Beauvais. Appena entrato nei giardini vedo un chiosco con una lista di vivande ben dettagliata. Quel che ci voleva penso.

    Una lista però di cui non capii un accidente. Scritta solo per i francesi. Così dopo un pò di fila indico con il dito un muffin gigante al cioccolato e ordino un cappuccino per un costo da picnic si fa per dire di una decina di euro. Attendo per un pò di fronte alla cassa dove si celebravano con cartelli i cibi offerti bio e a km 0 senza che succedesse nulla. Poi capisco che bisognava spostarsi su un altro lato per ricevere quanto ordinato.

    Compreso l’arcano vengo omaggiato quasi subito del muffin senza annesso tovagliolo che addento subito senza curarmi del cioccolato che mi riempiva le mani. Poi mi viene servito un caffè. Al che preciso che avevo pagato un cappuccino. Tra una risatina e l’altra delle ragazze al di là del bancone mi viene servito un cappuccino talmente bollente che a stento ci tenevo le mani. Tutto questo senza che mi azzardassi a proferire una parola in francese. Tenevo duro nel mio italiano romanesco frammisto, non so perchè, da frasi in inglese che poco c’avevano a che fare con il discorso. Mi ricordai del bellissimo film francese Chocolat e così feci pace con il biologico gallico.

    Con la fame ebbe a cimentarsi a Parigi anche Orwell che nel 1933 faceva lo sguattero all’Hotel Lotti. Quel giorno si doveva incontrare con Boris un collega di lavoro che aveva perso tutto con la rivoluzione. Sedutosi con lui su una panchina Boris tirò fuori un pacchetto avvolto in un foglio di giornale tutto unto. Dentro c’erano un pezzo di Camembert, pane, vitello tritato e un bignè alla crema. Orwell accettò quel ben di Dio e si alimentò mentre alle Tuileries passeggiavano belle ragazze vestite di tutto punto. Ma la fame viene prima dell’imbarazzo.

    Sempre alle Tuileries Sartre e Simone de Beauvoir stipularono un contratto di due anni di coppia aperta in cui ognuno si impegnava a dire tutto all’altro tenendo le relazioni occasionali nettamente distinte da quella necessaria contrattualmente definita. Il tutto mentre una signora dava da mangiare ad un grosso gatto rimasto incastrato in una panchina di pietra dei giardini delle Tuileries. Insomma anche se incastrati o contrattualizzati qualcuno si può prendere cura di noi (Cfr. Scaraffia Giuseppe, L’altra metà di Parigi – La rive Droite, Bompiani, 2019).

  • Siamo soli e infreddoliti

    La politica di destra – L’Europa – La crisi – Poveri e ricchi

    Non so voi che sensazioni avete ma la prima che viene subito in mente in questo fine autunno freddo e uggioso è che il vento sia cambiato, che l’Italia sta sul suo territorio, si occupa dei problemi interni e fuori succeda quel che succeda ma sono affari di altri.

    Questa sensazione è rafforzata dalla questione dei migranti. Sì perchè quei disperati hanno un estremo bisogno di transitare dall’Italia e questo non si può fare. Nell’immaginario della destra transitare sul territorio italiano, per di più se non vuoi restare e non hai quattrini, diventa una affare di Stato. Ed ecco allora parole, dispacci, decreti, espulsioni, accompagnamenti in Francia, insomma la guerra della destra è quella ai migranti. Del resto non ci curiamo. Così il Ministro dell’Interno viene incarnato dalla figura di un Prefetto della Repubblica, che tempi addietro, al massimo, poteva diventare Capo della Polizia. Ci hanno risparmiato la nomina di un generale di copro d’armata ma, se le cose precipitano, quella sarà la seconda scelta di questo governo.

    Comunque, si dirà, sono elucubrazioni di soggetti avversari politici, fuorviati dalla lente dell’ideologia. Speriamo sia così perchè il prossimo anno l’emergenza potrà diventare la crescita pari a zero, l’inflazione a due cifre, il caro energia e l’impennata del debito pubblico del quale pare che ormai non si curi più nessuno. Forse imploreremo l’Africa a mandarci più manodopera a poco prezzo e in nero. Chiedere agli imprenditori agricoli a che punto sono.

    Un’altra idea malsana che ci sovviene è quella di obbligare i giovani a cercare un lavoro e accettare qualsiasi proposta che venga fatta loro. Come non si sappia che i lavori offerti rappresentano miseria e sfruttamento perchè i lavori nobili, quelli protetti insomma, non ci sono più. E ci saranno sempre di meno con la sostituzione digitale sempre più potente.

    In questo quadro la sinistra va a congresso. Un nuovo capo però non risolverà un bel niente. In tempi di vacche magre è la destra che vince e che ha vinto. Ci si affida sempre all’Uomo/Donna della Provvidenza che, si sa, fallirà miseramente ma per qualche anno ci mette l’animo in pace.

    E allora balliamo sul Titanic fintanto che reggono i motori e la chiglia tiene. Torniamo al focolare con le donne che rammendano i vestiti e sotto la cenere mettano le patate. Soltanto la donna/uomo può ambire a uffici più alti, quella che si è rimboccata le maniche e porta i pantaloni, guai ad essere intelligente e bella.

    Da ultimo, è chiaro che non siamo più in Europa, noi facciamo da soli. I cosiddetti frugali (olandesi e altri) e non solo loro, attendono sulla riva del fiume che “Italia first” passi per prima.

    La donna del popolo ha sostituito il manager banchiere e, di colpo, i nostri fornitori di legna via via sono scomparsi.

  • Carlo Galli:”Dobbiamo fare della politica il luogo in cui coltiviamo la nostra umanità”. — Generazione Liberale

    Di Francesco Subiaco “Meraviglioso e vertiginoso , coinvolgente e sconvolgente , divisivo almeno tanto quanto unisce , magnetico ed enigmatico nella sua ap parente chiarezza , la Repubblica è un libro che non si può smettere di leggere ; un libro che emoziona , perché ci pone davanti a un Inizio – alla sua indiscutibile […]

    Carlo Galli:”Dobbiamo fare della politica il luogo in cui coltiviamo la nostra umanità”. — Generazione Liberale
  • Palazzo Firenze a Roma

    Nell’ambito delle giornate del FAI (Fondo ambiente italiano) è stato possibile visitare Palazzo Firenze a Roma.

    Qui, nel quartiere Campo Marzio, in fondo a Via dei Prefetti si apre un piccolo spazio, Piazza Firenze.

    Da qui partivano le corriere postali con destinazione Firenze. Il Palazzo – costruito tra il 1516 e il 1530 su progetto di Jacopo Cardelli – si affaccia sull’omonima piazza con un’imponente facciata. Di proprietà della famiglia Del Monte passò poi ai Medici con l’ascesa al trono pontificio di Giulio III dei Medici.
    Su commissione di Ferdinando I dei Medici, fratello del Papa, furono apportate le migliorie più sontuose del palazzo grazie, in particolare, agli affreschi e stucchi del bolognese Prospero Fontana (Allegoria dei continenti nel Camerino e Scene allegoriche nella Sala del Granduca).

    Il Sole e Aurora


    Fontana, allievo di Perin del Vaga, era uno dei maggiori ritrattisti dell’epoca. Dalla frequenza della scuola francese manierista di Fontainebleau aveva ricevuto un’importante esperienza formativa.
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    Gli affreschi della Sala delle Stagioni e della sala degli Elementi sono opera di Jacopo Zucchi (allievo di Vasari). La sua ultima grande fatica – gli affreschi della Galleria di Palazzo Rucellai – risale agli inizi del 1590.

    Estate


    Sul piano architettonico Palazzo Firenze fu ristrutturato, probabilmente dal Vignola, che ornò il cortile del bel colonnato e all’interno si produsse in artifici per fare in modo che la bella loggia fosse visibile e in linea con il portone d’ingresso principale. Dal 1926 la Società Dante Alighieri ha lì la propria sede. Palazzo Firenze è divenuta anche sede Unesco.

    https://www.youtube.com/channel/UCAJBySLlWVTj3iCKo-m3tUA

  • Frammenti di cinema: La la land

    Frammenti di cinema: La la land
  • L’Europa da radere al suolo – Escalation della guerra

    Sommergibili nucleari – Portaerei nucleari – Russia -Nato

    Abbiamo già dato ragazzi. La seconda guerra mondiale ha dato la possibilità ai nostri salvatori di radere al suolo la Germania e, parzialmente, le altre nazioni europee. Sul Giappone poi è stata testata la potenza delle bombe nucleari.

    Tutto questo, oggi sembra un brutto sogno. La nascita dell’ONU sembrava un ottimo strumento affinchè quelle distruzioni non fossero più possibili. Ha funzionato soltanto come blocco dei piccoli conflitti senza coinvolgimento diretto delle grandi potenze che nel Consiglio di sicurezza ONU hanno potere di veto.

    Quindi, non appena la Russia ha mosso il sommergibile nucleare che arma la bomba nucleare in grado di distruggere gli Stati Uniti (così dicono), ecco che nel Mediterraneo fa la sua apparizione la portaerei nucleare statunitense Ford. Naviga come un gommone in una vasca da bagno, si spera, a fini di deterrenza. Non so quanto converrà alla Russia far arrivare ai suoi confini la potenza nucleare degli Stati UNiti. In questa situazione un incidente è sempre possibile e noi siamo alla mercè di personaggi come Putin o i capi Nato che fanno a gara a spararla più grossa.

    Quando si gioca con simili gingilli nucleari è certo che il pericolo di una deflagrazione irrecuperabile è entrata nell’ordine delle possibilità. Putin sta perdendo la guerra grazie alle armi fornite all’Ucraina dall’occidente e si teme che commetta qualche pazzia nucleare tipo un missile tattico su Kiev per piegare quella nazione e tenersi i territori occupati e annessi. La risposta Nato, ipotizzo, sarebbe fornire armi nucleari a Kiev? Ovvero intervenire direttamente sul campo e per via aerea? Sono immagini che il pensiero stenta ad elaborare nel 2022. Da sfondo poi ci sono la crisi energetica e quella economica ormai alle porte. Gli ingredienti per una tempesta perfetta ci sono tutti con l’Inghilterra alle prese con innumerevoli cerimoniali di stato e una dirigenza politica sempre più debole, una Germania raggomitolata su se stessa e una Francia nucleare che, nei fatti si fa sempre più piccola.

    L’America first e il disinteresse per l’Europa propugnati da Trump hanno lasciato campo libero alle mire espansionistiche di Putin. Ed ora Biden deve porvi rimedio.

  • Giorgia/Mario. La staffetta

    Auguri alla Prima Ministra italiana.

    La democrazia è tutta nel diverso spirito che traspare dai volti di Giorgia Meloni, new entry come Primo Ministro, e Mario Draghi uscente da tutto quello che si poteva ricoprire ad eccezione del Quirinale, ufficio promesso e poi non assegnato. Si sa quando il fuoco divampa si chiede aiuto a tutti i migliori pompieri, salvo poi, una volta spento l’incendio, dire si vabbeh ma in fondo cosa hanno fatto ?

    SuperMario sembra esprimere una certa allegria nel disfarsi di un fardello divenuto veramente pesante: come ha fatto a convincere Salvini su questo o su quello chiedevano con insistenza i giornalisti. E lui, sornione, sorrideva e taceva. Come a dire: non lo posso dire.

    Insomma sulla prima donna Presidente del Consiglio ricadono enormi responsabilità. E nel rifiuto di tecnici altolocati per i dicasteri più importanti non si può non vedere una certa ritrosia a porsi sotto il comando di una donna che si è fatta da sola e non sarà certo così malleabile sui temi principali.

    In democrazia, almeno così come conformata oggi, vige il principio di distruggere quello che ha fatto il nemico in precedenza per poi rifare più o meno quello ma con diverso nome e risorse.

    Questo è quello che ci rimprovera Putin e la Cina che tengono a bada popoli ben più grandi.

    La corruzione dei costumi e tanto altro. Ma per quanto una democrazia può distruggere non raggiungerà mai le vette distruttive dei sistemi autoritari. Sostituire il nazismo con il comunismo, questa è stata la grande opera della Russia. Ma di sistemi autoritari si tratta.

    Ora in Italia ci si accorge che dietro Giorgia c’è un vuoto di gente preparata. Si sa queste persone le trovi a sinistra più che a destra. Farebbe bene quindi la nostra Prima Ministra a scegliere bene i nomi perchè non le sarà data un’altra chance. Gli italiani come tutti gli elettori vogliono tutto e subito, poi magari si scordano ma si sa hanno la memoria corta.

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