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L’Italia è la Barcaccia

Pietro Bernini (1626-1629)

Il padre del più famoso Gian Lorenzo Bernini si ispira ad una vasca a forma di barca che raccoglie l’acqua zampillante da due grandi soli a poppa e a prua e da un catino centrale.

L’ acqua tracima dai fianchi aperti della barca dando l’impressione che stia affondando e viene raccolta da un bacino sottostante dove confluiscono anche i getti di due bocche di finte cannoniere.

Vicino ai due getti i simboli dei Barberini, con le api.

Insomma una barca che affonda e non affonda. E questo suo finto affondare, un pò decadente e retrò, affascina i turisti di tutto il mondo.

Rappresenta bene l’Italia che laica e papalina insieme è data ogni volta per spacciata, in virtù dell’incapacità dei suoi gestori della cosa pubblica di sistemare le cose invece di dedicarsi ad accapigliarsi e spartirsi il potere.

Così si plaude alla cassazione di interventi normativi che cercavano di mettere ordine nel famoso terzo settore, popolato sicuramente da gente volenterosa ma in molti casi restia a mettere in chiaro i propri conti. Plauso che viene da figure politiche che nulla hanno chiarito dei propri conti e finanziamenti pubblici.

L’ Italia come la Barcaccia ha bisogno di quella vasca sottostante che raccoglie e aggiusta tutte le falle che la sovrastano. E questa vasca, ci piaccia o no, è l’Europa visto che il mondo anglo-sassone va per conto suo e, detto tra noi, non l’abbiamo mai compreso fino in fondo, in fatto e in diritto.

Ma ci sono persone italiane degne di menzione nell’opera di raccoglitori di acqua sprecata e fatta zampillare inutilmente.

In disparte il Presidente della Repubblica Mattarella, voglio segnalare il dottor Massimo Galli che a Milano brilla su uno sfondo di loschi figuri che richiamano alla mente quelli tratteggiati da Manzoni nei Promessi Sposi.

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Meglio in vasca che in padella

Genova

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Pasta italiana: liscia è meglio

L’inchiesta di Report sulla pasta italiana. Liscia senz’altro.

Ringraziamo sempre Sigfrido Ranucci per il prezioso lavoro di scavo giornalistico che svolge.

Noi italiani scegliamo al 90% la pasta rigata.

Pensiamo che la pasta rigata sia più adatta a trattenere il sugo, e noi al sugo pensiamo quando affrontiamo un piatto di pasta.

La pasta liscia sarebbe in grado di farci gustare il sugo come quella rigata?

Vediamo.
Gli esperti (chef stellati e esperti del settore) sono unanimi nel ritenere la pasta liscia da preferire. Soprattutto per il processo di produzione. Infatti la pasta liscia viene trafilata in bronzo e tenuta ad essiccare per lungo tempo, per esempio, sfruttando la brezza marina che a Gragnano leva dopo mezzogiorno e invade la piazza principale del paese.

Liscia è buona

Invece la pasta rigata è trafilata al teflon ed essiccata velocemente.

Inoltre la pasta rigata presenta una difficoltà in più. Non tiene la cottura in modo uniforme.

Se la parte centrale è cotta, le righe esterne potrebbero necessitare di altro tempo di cottura e viceversa. Quind

Un’altra questione messa in risalto dall’inchiesta è la provenienza dei grani.

Il grano italiano è sufficiente per appena 4 mesi di consumi italiani. Quindi i grandi marchi di pasta farebbero bene a specificare in etichetta la provenienza del grano. Infatti in Europa sono ancora proibiti gli OGM.

Infine ho cercato la pasta liscia nel supermercato francese sotto casa. Ebbene nemmeno una scatola.

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Giappone: dal 2035 via auto diesel e benzina

Questo l’obiettivo del Giappone posto dal Premier Yoshihide Suga per raggiungere entro il 2050 la circolazione di veicoli esclusivamente elettriche o ibride (fonte Il Sole 24 Ore).

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Alzarsi la mattina …

Aria gelida che si fissa alle tempie. Invidio il pelo caldo di Bucky, il cane filosofo, ormai entrato a far parte a pieno titolo di questo blog.

In Italia si assiste quasi imbelli a questa seconda ondata di Coronavirus, meglio detto Covid-19.

Nonostante ci si affanni a spiegare, da parte dei virologi, che i decessi per coronavirus sono in precentuale pochi rispetto al numero dei decessi che ogni anno avvengono per altre cause (incidenti, infarti, tumori ecc.) si percepisce, nel sentire comune, l’impotenza di fronte ad un virus subdolo che utilizza l’aria e le persone come veicolo di trasmissione. E che sarebbe sufficiente una sanità pubblica più attrezzata per evitare centinaia di decessi.

Sappiamo chi ha voluto la regionalizzazione della sanità. In sostanza un carrozzone dove si nominano i cosiddetti manager delle ASL sulla base delle appartenenze politiche. La salute pubblica dico, quanto di più prezioso in una società.

Per cui regioni con poche risorse hanno subito un lento declino.

Le nemesi storica sembra accanirsi proprio dove il capitalismo provato o di stato ha avuto maggiore sviluppo. Il virus sembra ricordarci che siamo avviati verso la distruzione del pianeta terra, così meraviglioso.

Noi balliamo ancora sulla tolda del Titanic, sperando in un nocchiero che non dorma.

Ma forse stiamo già a qualche metro dall’iceberg che sconquasserà le camere stagne della nostra nave.

Soltanto Papa Bergoglio sembra percepire il momento, per lo più inascoltato.

Se ne è andato anche Maradona (riposi in pace) e Napoli scende in piazza ricordando i fasti del calcio giocato da questo fuoriclasse. Una pausa salutare nel grigiore delle statistiche sanitarie.