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  • Dove sono finiti i sani principi?

    Vita – Pagnotta – Politica – Cultura – Compromessi.

    Ci si dice che non ci sono più i principi alla base della comunità, il valore del merito, la condanna della raccomandazione, siamo tutti uguali anche di fronte alle legge.

    Insomma quei principi che da giovane hanno animato l’essere studente, il costante punzecchiamento dei vecchi al potere. Qualcuno passò il guado in quei periodi e si dedicò alla violenza nelle brigate rosse o nere. Il Ministro Donat Cattin restò allibito nello scoprire che il proprio figlio militava nelle file di Prima Linea. Il maggio del 1968 innescò un processo di contestazione che durò a lungo.

    Molti laureati usufruirono del cosiddetto 18 politico, grazie anche al clima di paura in cui erano stati costretti i professori che a stento riuscivano a portare a termine gli anni accademici.

    Sul piano politico ci fu il tentativo di compromesso storico oggi attuato nei fatti senza che generi lo scandalo che suscitò allora. Oggi la Russia fa meno paura di allora e forse è un errore di valutazione perchè proprio in queste ore quella potenza mondiale mostra il suo espansionismo in occidente viso che in oriente la Cina è impossibile da scalzare.

    In sintesi ci fu un movimento che tentò di rinnovare una società retta dalla Democrazia cristiana su mandato degli Usa che ci avevano liberato dal nazifascismo, una società dedita a salvaguardare la proprietà contadina e i grandi potentati economici destinatari di sovvenzioni e aiuti. L’università, in massima parte gestita dai “Baroni”, che ne disponevano a piacimento quanto a ricerca e posti di cattedra. Mi verrebbe da dire che anche oggi ci sono episodi simili che, fortunatamente, qualche giudice riesce ad intercettare.

    Ma veniamo ai principi. Oggi il lavoro, sostituito progressivamente dalle macchine intelligenti, non si trova più dietro l’angolo. D’altro canto ai nostri giovani che abbiamo chiesto a gran voce di prepararsi culturalmente proponiamo lavori umili per i quali sono impreparati visti gli sforzi che hanno fatto per studiare. C’è uno scollamento tra studio e possibilità di lavoro. I “figli” di non avranno sicuramente problemi instradati dai propri genitori sulla strada da loro già tracciata. Gli altri, se capaci economicamente, andranno all’estero ove il sistema offre più possibilità di impiego.

    Per chi resta la vita si farà sempre più dura. In Italia abbiamo una classe politica di dubbia cultura e quella che ci ha portato fuori dal Covid e dalla crisi economica ha avuto il benservito. Si sa gli italiani erano tutti fascisti quando Mussolini era al potere poi dopo l’arrivo degli americani erano tutti antifascisti. Così con il covid gli italiani non volevano vaccini e mascherine ma non volevano neppure che fossero contagiati. Insomma la quadratura del cerchio. Così è la vita. Botte piena e moglie ubriaca.

    Come la fattura a fini IVA. Ma è un’imposta europea ma chi ce lo fa fare. Non la richiediamo. A livello di imprese promuoviamo una partecipazione societaria così paghiamo con il sistema PEX. In sostanza si azzera quasi l’imposizione. Invece a dipendenti e pensionati è lo Stato stesso che effettua il prelievo impositivo, perchè si sa si tratta di soggetti di dubbia fedeltà.

    E allora i principi costituzionali, l’uguaglianza, la libertà, il lavoro finiscono nel tritacarne generale. Ognuno per sè e Dio per tutti. Tu devi essere irreprensibile, rispettare le regole, morire senza colpo ferire, è la tua weltanschauung.

    E no cari furbetti del quartiere, populisti della prima e della ultima ora. I principi teneteveli voi che non ci credete, politici, burocrati della politica e delle sacre stanze le potere statale che intendete riportarci al passato (autarchia, Giappone cose già viste) e intendete imporli agli altri. Del reso, finito il PNRR, voglio vedere che farete. Forti con i deboli e deboli con i forti. Imprenditori esterofili, con le direzioni aziendali all’estero perchè in Italia ci sono i sindacati. Capi amministrativi inamovibili schiacciati dalle circolari scritte da loro stessi. Politici demagoghi svernanti a Cortina o alle Maldive. Gestori di televisioni e giornali succubi del potere. Con i denti cercheremo la nostra strada. In tutti i modi salvo rifiutare la violenza.

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  • L’influenza etrusca orientaleggiante riscontrabile nei capitelli di San Flaviano a Montefiascone

    Etruscan news del 2006 by Larissa Bonfante (deceduta 23 agosto 2019) – Già Prof.ssa emerita alla New York University – Esperta di lingua e cultura etrusche.

  • Autunno

    21 dicembre 2000
  • Living: l’insostenibile ottusità dei burocrati

  • Auguri a Elly Schlein

    Segretario PD – Scenari – Ringraziamenti

    Innanzitutto vogliamo ringraziare Enrico Letta, per le difficoltà che ha dovuto affrontare nel perdere quasi tutte le elezioni tenute durante il suo mandato. Pare che il campo largo andava bene solo se restava Draghi o qualcun altro grand commis dello Stato.

    Foto da “Repubblica”

    Tornati al popolo il campo largo è divenuto una campo da calcetto dove la destra si è divertita a fare goal da ogni angolo.

    A parte le battute però di Letta abbiamo apprezzato il carattere mite e la correttezza. Forte è stato anche quando ha proposto di destinare quote delle eredità alla creazione di posti di lavoro per i giovani. Allora si sono alzati in piedi tutti i ricchi d’Italia con in testa Berlusca che ha subito promesso di aumentare le pensioni agli anziani che hanno lavorato tutta la vita. Ma i giovani cosa dovrebbero fare? Si fa finta di non sapere che il capitalismo ormai si rivolge e si rifornisce nei luoghi ove la manodopera è pagata miseramente. Inutile che Papa Francesco ricordi l’importanza del lavoro: il capitalismo non ha anima.

    La nuova segretaria Elly all’età di 39 anni ha bruciato tutte le tappe senza passare dal via. E’ stata eletta persino al Parlamento europeo pescando nello stesso acquario ove insiste il buon Bonaccini.

    Da Bologna la grassa al magro bilancio dello Stato è un passo notevole. Bene le manifestazioni antifasciste a cui ha partecipato ma Elly dovrà dimostrare che non è opportuno lasciare praterie elettorali alla sua destra. Qualcuno diceva una volta che le elezioni si vincono al centro. O forse non è più così.

    E anche il ritorno di fiamma con Conte non fa presagire vittorie elettorali a breve. Addirittura Grillo si è mostrato soddisfatto della scelta operata per la nuova segreteria. Lui che ha messo al comando Di Maio e poi lo ha cucinato ben bene.

    Tra reddito di cittadinanza e superbonus non si sa il deficit prodotto cui dovranno far fronte le generazioni future. Non saremo noi però, nella giornata della festa delle donne, a demolire la figura di una donna segretaria del PD. Anzi diamo a Lei e al suo staff che ha giurato sarà tutto nuovo i migliori auguri di buon lavoro sperando di non dover attendere il 2027 per qualche soddisfazione elettorale a sinistra.

    Ricordiamo però a noi stessi che l’Italia, dopo l’imbarbarimento generale prodotto dalle televisioni monopolistiche di Stato e del Cavaliere, forse è tornata al tempo di Cavour quando lui stesso sul letto di morte ammoniva che c’era bisogno di fare gli italiani. Quindi, siccome Calderoli vorrebbe addirittura tornare al tempo dei Comuni e dei servi della gleba, forse è inutile battersi sui diritti civili con questo Parlamento retrogrado e militaresco, mentre potrebbe tornare utile allearsi in Europa con le forze progressiste e stoppare le destre almeno in Europa nel 2024.

  • Fiori dipinti

    Dipingere fiori secondo OpenAI.

    In psicologia, il significato di dipingere fiori dipende dalle circostanze e dal contesto individuale di chi dipinge. In generale, però, i fiori possono rappresentare simbolicamente vari concetti, come la bellezza, la fragilità, la vita, la morte e la rinascita. Ad esempio, per alcuni individui, dipingere fiori può essere un modo per esprimere la propria creatività e sensibilità artistica, mentre per altri può essere un modo per affrontare l’ansia o la depressione attraverso l’arte terapia. Inoltre, dipingere fiori può anche riflettere le proprie emozioni e esperienze personali, come ad esempio la gioia o la tristezza, la nostalgia o la speranza.In definitiva, il significato di dipingere fiori in psicologia varia a seconda della persona e della situazione, ma generalmente questi possono essere considerati come un simbolo di bellezza, di vita e di rinnovamento.

    In generale, i fiori sono spesso associati a idee di bellezza, gioia e rinascita. Alcuni psicologi potrebbero quindi interpretare il dipingere fiori come un modo per esprimere emozioni positive o per cercare di creare una sensazione di felicità attraverso l’arte.

    Tuttavia, come accennato in precedenza, l’interpretazione del significato psicologico di dipingere fiori può variare notevolmente in base al contesto e alla persona. Ad esempio, se un artista dipinge fiori tristi o appassiti, ciò potrebbe suggerire una visione più pessimistica della vita o un senso di perdita o tristezza.

    In ogni caso, è importante notare che l’interpretazione psicologica dell’arte è complessa e richiede una comprensione approfondita dell’artista e del contesto in cui è stata creata l’opera. In psicologia, il significato di dipingere fiori può variare a seconda del contesto, del soggetto che dipinge e della sua esperienza di vita. 

    Per esempio, alcuni psicologi interpretano i fiori come un simbolo di bellezza e armonia, quindi dipingere fiori potrebbe essere un modo per esprimere un desiderio di pace e tranquillità interiore. In questo caso, il colore e la disposizione dei fiori dipinti possono rappresentare l’umore e lo stato d’animo dell’artista.

    Inoltre, i fiori sono spesso associati a emozioni come l’amore, la felicità, la speranza e il conforto, quindi dipingere fiori potrebbe essere un modo per esprimere sentimenti positivi o per cercare conforto e guarigione.

    Infine, il significato di dipingere fiori potrebbe essere influenzato anche dalle esperienze personali dell’artista. Ad esempio, se l’artista ha trascorso molto tempo in un giardino o ha avuto un’esperienza significativa legata ai fiori, dipingere fiori potrebbe rappresentare un modo per rivivere quella esperienza o per esplorare i ricordi ad essa associati.

  • I giardini di marzo si vestono di nuovi colori

    Battisti-Mogol

    Per i suoi 86 anni Mogol rilascia una intervista al Corriere della sera che segnalo per le notizie che ci fornisce su Lucio Battisti.

    Come si sono incontrati, come scrivevano le canzoni che poi sono diventate l’anima degli anni ottanta e non solo.

    “Il mio canto libero” ad esempio è stato scritto dopo che Mogol aveva divorziato dalla moglie e aveva conosciuto un nuovo amore. Cose rivoluzionarie per quel periodo.

  • Van Gogh o la pittura ossesssiva

    rpt
  • Raoul Dufy: gioia e colori

  • Perchè accanirsi sulla sinistra che non c’è più. Notte sul Tevere.

    Riflessioni a margine delle sconfitte elettorali – Astensionismo

    Ci fanno notare (critiche sempre gradite) che si sta abusando della parola “sinistra” dal momento che, a livello politico, non c’è più un soggetto che abbracci le idee essenziali della sinistra. Infatti abbiamo assistito alla demolizione dell’art. 18 e alla privatizzazione della sanità e della scuola. In aggiunta si è fatta la politica dei voucher e il job act. Mi pare che siano scelte a partire dal governo Renzi.

    Si addebita molto questa situazione a Letta che essendo stato in Francia forse non si è reso conto a che livello di evaporazione fosse giunta la sinistra, giunto in Italia con idee progressiste ma poco realistiche. Così Letta al massimalismo dei 5Stelle ha preferito che l’Italia finisse governata dalla Presidente Meloni, male sicuramente minore dello sfascio proposto dall’assistenzialista Conte. Questa in sintesi l’analisi proposta dal nostro amico di merende.

    Che dire in proposito.

    Si tratta di giuste considerazioni ma era chiaro fin dall’inizio che la parentesi emergenziale, con i governi presidenziali che tenevano fuori proprio Fratelli d’Italia, sarebbe prima o poi finita e le lacrime e sangue versati durante quel periodo avrebbero finito per colpire i partiti/movimenti sostenitori di tali governi. Il centro destra si è imposto con la forze trainante di Fratelli d’Italia. Lega e Forza Italia ne hanno beneficiato.

    A Roma, come avvenne tempo addietro, i quartieri popolari come Tor Bella Monaca hanno votato il candidato delle destra che ha interpretato meglio i loro bisogni di ordine e sicurezza, esigenze prioritarie in quelle zone. In Lombardia il voto ha premiato un governo che va avanti da decenni e che evidentemente soddisfa le esigenze di quella regione. Si sa che le amministrative non sono sovrapponibili alle elezioni politiche. Influiscono molti fattori tra i quali campeggia il pensiero che tanto non si tratta di scelte fondamentali irreversibili e che, viste le poche risorse a disposizione, chiunque può imbastire una minima azione di governo regionale. Il votante non si fa tanti calcoli. Nel Lazio poi la gente non può trascurare il fatto che se hai bisogno di una visita o di un esame diagnostico urgente è impossibile rivolgersi alle strutture pubbliche che hanno tempi d’attesa di mesi.

    Nel tempo si sono viste le strutture private in convenzione o meno conseguire enormi guadagni, grazie anche alla pandemia, mentre le strutture pubbliche sovraffollate, in particolare i pronti soccorso, che accumulano debiti e vedono molti medici rivolgersi altrove.

    Nel Lazio poi la scelta del termovalorizzatore come idea-guida della campagna elettorale è stata la più demenziale. Una scelta su cui era già caduto il governo Draghi e che ha impedito, di fatto, l’accordo con i 5Stelle. Siamo sicuri che la gente sia favorevole al termovalorizzatore? Che voglia un altro grande camino alle porte di Roma in aggiunta a quelli delle centrali di Civitavecchia e di Montalto di Castro? Avrei tentato una consultazione popolare al riguardo.

    L’oggi ci dice che il PD sta scegliendo il segretario come se si tratti del problema dei dirigenti che ha determinato la sconfitta e non le proposte politiche rappresentate durante la campagna elettorale.

    Vedremo il prossimo anno alle europee che succederà. Nel frattempo occorre che si marchi strettamente il governo di destra che potrebbe lasciare un’Italia ordinata ma ridotta alla fame.

  • La sinistra divisa e le armi

    5 Stelle – PD – Destra – Spese militari

    E’ da molto che qualcosa mi diceva che la politica era cambiata. Forse il più lungimirante è stato Bauman quando ha parlato di liquidità del presente. Ma 10 milioni di spettatori che vedono Sanremo ci dicono che questa liquidità ha un fondale lontano, giurassico oserei dire. Persone che seguono un evento come Sanremo stigmatizzato dai giornali di destra come un covo di comunisti.

    Italiani brava gente, alla fine, musica e pizza. Ma a Sanremo si è fatto un mix di canzonette, sesso e appelli politici. Il milanese che lavora e produce da formica anche per le cicale che vivono sulle spalle degli altri – del resto lo stesso Enea non aveva il padre e il figlioletto da salvare e nutrire? – non è riuscito, come modello, a conformare la vita dell’italiano medio, quello che il caffè, l’Inter la Roma e il Napoli, quello che la fattura tanto non la scarico, quello che basta con le regole europee, quello che sulle spiagge regala un pò d’amore alle donne del Nord che almeno d’estate basta con la serietà di lavoro e famiglia.

    Personalmente mi sono sempre piaciuti la Francia e la Germania, per quello che hanno rappresentato sul piano culturale, ma non posso dimenticare quello che hanno fatto i tedeschi, quello che la immensa profondità culturale ha impedito di fare a quel popolo. Ogni tanto si ricorda che Hitler era autriaco. Ma il potere nazi-fascista si è affermato sull’onda popolare di una crisi economica e sociale paurosa. Un’onda che è cresciuta grazie alla miopia dei trattati di Versailles che hanno inflitto una penalizzazione della Germania che era palese non poteva essere onorata.

    La sinistra già allora fece degli enormi sbagli. Prima con il fronte popolare, sconfitto sonoramente. La strada al nazifascismo fu spianata dall’incapacità di raccordare forze popolari di sinistra e di centro.

    Oggi abbiamo una guerra in corso tra Stati Uniti e la Russia, due delle forze che sconfissero il nazifascismo e che ci hanno liberato, non lo dimentichiamo. Ma anche due potenze che dopo aver ben bene raso al suolo l’Europa se la sono sono spartita, anche questo non lo dimentichiamo. E che gli Stati Uniti si sono affrettati a distruggere civilmente il Giappone prima dell’arrivo dell’orso russo anche su quel versante.

    Insomma i liberatori si sono sempre guardati in modo sospettoso spartendosi le zone di influenza.

    Peraltro come dimenticare che tedeschi (nazisti) e russi (comunisti) si misero d’accordo nel 1939 (patto Ribbentrop-Molotov) per spartirsi la Polonia e i Paesi Baltici?

    Solo che con la caduta del muro di Berlino l’orso russo si è ritirato dai territori occupati e subito la Nato ha creduto bene di allargarsi. Sempre beninteso su richiesta degli stati ex URSS rimasti ormai sprovvisti di protezione.

    Per cui la destra sa da che parte stare. Molti politici italiani ed europei sono ancora attratti dalla corte di re Putin. Per cui fornitura di armi limitata alla difesa e stop alle armi d’attacco all’Ucraina. In questo modo il conflitto si cronicizzerà e Putin finirà per tenersi i territori sottratti all’Ucraina. Mentre il resto dell’Europa sta valutando l’invio di caccia e missili a lungo raggio per fronteggiare l’offensiva russa di primavera. Su questa linea Stati Uniti, Francia e Germania. Stati che non ignorano che in Italia il Ministro degli Esteri fa parte di Forza Italia il cui leader si vanta di essere un amico di Putin.

    La guerra in Ucraina è un affare colossale per i produttori di armi di ultima generazione. In sostanza all’Ucraina si forniscono le armi attualmente in magazzino residui della seconda mondiale, si prestano a quello stato soldi a tasso agevolato o a fondo perduto mentre gli stati fornitori si rinnovano i loro arsenali militari. Con la prospettiva di ricostruire l’Ucraina, sfruttarla economicamente e piazzarci qualche missile più vicino a Mosca.

    In questo quadro il PD di Letta è per il sostegno pieno all’Ucraina mentre i 5Stelle sostengono di fermare l’invio di armi.

    Sul piano interno la sinistra italiana si situa ad ogni elezione, un pò più a sinistra o un pò più a destra. E questa altalena legata ai capi di turno, finisce con lo stritolare qualsiasi volontà di riscossa. Inoltre, la sinistra, ha accettato la direzione del Quirinale ogni volta che un evento straordinario si è messo di traverso sullo scenario politico. I vari Monti, Gentiloni, Draghi hanno messo mano ad una politica di destra. Di conseguenza il popolo ha detto: allora tanto vale far governare la destra.

    Non è che la gente non si renda conto delle cose e molte volte risponde con il non voto e la disaffezione alla politica.

  • Scordiamoci i fondi europei. Forse dovremo restituire quelli già avuti.

    Il modello Polonia.

    Il nuovo Presidente del Consiglio ha spiegato, a più riprese, che l’Italia seguirà i modelli di Polonia e Repubblica Ceca. Inoltre spera che anche in Svezia si segua la medesima strada. Diciamo subito che la Polonia sta attendendo da anni 36 miliardi di PNRR dall’Europa che non li eroga dato che quello Stato ha assunto le caratteristiche di una semi-dittatura. La magistratura e i tribunali sono sottoposti ai politici, la libertà delle donne e della diversità di genere è stata limitata fortemente. Non esiste la libertà d’informazione.

    Se l’Italia segue questo modello presto vedremo i nostri titoli di Stato divenire carta straccia a discapito di quei riparmiatori che magari hanno pure votato per il centro destra.

    Altro che assicurare ai cittadini sostegni economici per le bollette e il gas. Qui si va verso il baratro in cui si sono cacciati Polonia e Ungheria. L’Italia è tra i Paesi fondatori dell’Europa, siamo a pieno titolo dall’inizio nella zona euro.

    Se Berlusconi e non solo lui vogliono assoggettare i magistrati alla politica, limitare la libertà di informazione, lasciando alla destra reazionaria campo libero nel comprimere i diritti civili abbiamo la quadratura del cerchio ponendoci di fatto fuori dall’Europa dei diritti.

    Riflettano Letta, Conte, Renzi, Calenda, Fratoianni e i Verdi sul bel capolavoro politico che sono riusciti a partorire grazie all’ego di ognuno di loro espressione di una sinistra parolaia e inconcludente.

  • 80 gradi sotto zero in Siberia. Alla faccia del surriscaldamento, rischiamo una nuova ondata di gelo — Scenari Economici

    Alcune settimane dopo l’ondata artica di Natale, gran parte degli Stati Uniti e dell’Europa hanno goduto di un caldo record. La massa d’aria fredda proveniente dalla Siberia che si è diffusa negli Stati Uniti continentali e si è dissipata nel nuovo anno, lasciando per fortuna quasi intoccato il vecchio continente. 508 altre parole

    80 gradi sotto zero in Siberia. Alla faccia del surriscaldamento, rischiamo una nuova ondata di gelo — Scenari Economici
  • Il passato è davanti a noi

    Ombre di Marco Vichi, Guanda 2022.

    Tutto può cambiare da un momento all’altro magari leggendo un romanzo di successo.

    Il passato non torna perché, semplicemente, non è mai andato via e in ogni momento può ridarci il film di quanto avvenuto ma con la scrittura di una nuova sceneggiatura. 

    E l’intreccio che Vichi imbastisce con questo romanzo della maturità denota come sia intrisa, la sua scrittura, di poliziesco e non solo.

    Così può capitare che qualcuno si sia fatta un’idea sbagliata di come sia avvenuto un suicidio oppure che una donna si sia considerata lontana mentre era vicinissima e innamorata persa. 

    Insomma le numerose pagine del romanzo sfilano via bene perché ben scritte e con un filo conduttore ben saldo quello di una famiglia che si sta riposando al mare.

    A volte ci si trova ad un bivio e si sceglie una strada, quella strada che ci porterà in paradiso o all’inferno. E’ un attimo, ci si distrae, si accetta qualche compromesso, ci si fa convincere. Così la vita cambia, si percorrono nuove strade e tutto può divenire tragico. Come nella tragedia greca. Date certe premesse, ad esempio la nostra cosiddetta civiltà che si accanisce sui più deboli, ecco qua che mostri, depravati e violenti te li trovi dietro l’angolo senza nessuna colpa se non quella di voler vivere una vita decente con una persona che ami.

    Ma non c’è solo il marcio nella società. Vichi ci propone una realtà, quella dell’editoria, forse anche troppo edulcorata. Ma ci vogliamo credere e speriamo che sia così, perché la società in qualche modo almeno risarcisca chi è stato pesantemente danneggiato dai malvagi senza i quali il romanzo non avrebbe senso.

  • Canneti al vento

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    Le cime mosse dal vento, i pennacchi che quando sono

    teneri emettono suoni, non si dissolveranno come moderni quadri.

    Lì in quel luogo popolato di frutta e ricordi si aggireranno nuovi eroi che con coraggio hanno deciso che valga la pena non mandare tutto in malora. Si prenderanno cura delle susine, del ciliegio che ha visto crescere i bambini, del pozzo di vena sempre ricolmo d’acqua.

    Anche le vipere dovranno fare nuove conoscenze e forse una tartaruga che da tanto tempo vive nascosta tra gli anfratti si farà vedere in grande spolvero.

    Meglio così, la terra a chi la lavora si diceva un tempo.

    I ricordi non arano i solchi, la nostalgia è una canaglia che ci portiamo dentro. Ma resta l’ardore di Cesare, Flora, Adalgisa e altri che hanno amato e a volte odiato quel terreno; l’asina malata che lo ha arato fino a che ha potuto, il maiale nel suo recinto, la famiglia di ricci, la zappa e la vanga, strumenti ormai consegnati ai musei.

    Ma pare che qualcuno, con la passione della natura incontaminata, vuole provare a ridare nuova linfa a quei luoghi così belli e luminosi e creda ancora nella semplicità e fattibilità di attività nate con l’uomo.

    Addio canneti al vento, non resterete soli, qualcuno si prenderà cura di voi.

    Montefiascone, 14 dicembre 2022

  • Paris: i giardini delle Tuileries

    Aneddoti antichi e recenti

    Prova di sanguigna

    Dovendo dare un luogo ove incontrarci a Parigi ho avuto subito l’idea che questo luogo fossero i Giardini del Palazzo delle Tuileries. Forse un ricordo di passati viaggi oppure il significato di quei giardini goduti da Re e regine, distrutti dalla Comune di Parigi e cannoneggiati da Napoleone.

    A Parigi tutti i luoghi custodiscono gelosamente la loro storia ad eccezione, credo, della Bastiglia spazzata via dalla rivoluzione il 14 luglio 1789. Ma la piazza comunque ne ricorda bene il significato e il ruolo svolto da quella prigione. I resti delle sue fondamenta sono visibili nella stazione della Metro vicina alla piazza.

    Ma quel giorno in cui sono arrivato ai giardini delle Tuileries (fabbrica di tegole?) una volta uscito dalla Metro avevo in realtà un attacco di fame via via cresciuto mano a mano che si allungavano i tempi di arrivo a Parigi dall’aeroporto di Beauvais. Appena entrato nei giardini vedo un chiosco con una lista di vivande ben dettagliata. Quel che ci voleva penso.

    Una lista però di cui non capii un accidente. Scritta solo per i francesi. Così dopo un pò di fila indico con il dito un muffin gigante al cioccolato e ordino un cappuccino per un costo da picnic si fa per dire di una decina di euro. Attendo per un pò di fronte alla cassa dove si celebravano con cartelli i cibi offerti bio e a km 0 senza che succedesse nulla. Poi capisco che bisognava spostarsi su un altro lato per ricevere quanto ordinato.

    Compreso l’arcano vengo omaggiato quasi subito del muffin senza annesso tovagliolo che addento subito senza curarmi del cioccolato che mi riempiva le mani. Poi mi viene servito un caffè. Al che preciso che avevo pagato un cappuccino. Tra una risatina e l’altra delle ragazze al di là del bancone mi viene servito un cappuccino talmente bollente che a stento ci tenevo le mani. Tutto questo senza che mi azzardassi a proferire una parola in francese. Tenevo duro nel mio italiano romanesco frammisto, non so perchè, da frasi in inglese che poco c’avevano a che fare con il discorso. Mi ricordai del bellissimo film francese Chocolat e così feci pace con il biologico gallico.

    Con la fame ebbe a cimentarsi a Parigi anche Orwell che nel 1933 faceva lo sguattero all’Hotel Lotti. Quel giorno si doveva incontrare con Boris un collega di lavoro che aveva perso tutto con la rivoluzione. Sedutosi con lui su una panchina Boris tirò fuori un pacchetto avvolto in un foglio di giornale tutto unto. Dentro c’erano un pezzo di Camembert, pane, vitello tritato e un bignè alla crema. Orwell accettò quel ben di Dio e si alimentò mentre alle Tuileries passeggiavano belle ragazze vestite di tutto punto. Ma la fame viene prima dell’imbarazzo.

    Sempre alle Tuileries Sartre e Simone de Beauvoir stipularono un contratto di due anni di coppia aperta in cui ognuno si impegnava a dire tutto all’altro tenendo le relazioni occasionali nettamente distinte da quella necessaria contrattualmente definita. Il tutto mentre una signora dava da mangiare ad un grosso gatto rimasto incastrato in una panchina di pietra dei giardini delle Tuileries. Insomma anche se incastrati o contrattualizzati qualcuno si può prendere cura di noi (Cfr. Scaraffia Giuseppe, L’altra metà di Parigi – La rive Droite, Bompiani, 2019).

  • Siamo soli e infreddoliti

    La politica di destra – L’Europa – La crisi – Poveri e ricchi

    Non so voi che sensazioni avete ma la prima che viene subito in mente in questo fine autunno freddo e uggioso è che il vento sia cambiato, che l’Italia sta sul suo territorio, si occupa dei problemi interni e fuori succeda quel che succeda ma sono affari di altri.

    Questa sensazione è rafforzata dalla questione dei migranti. Sì perchè quei disperati hanno un estremo bisogno di transitare dall’Italia e questo non si può fare. Nell’immaginario della destra transitare sul territorio italiano, per di più se non vuoi restare e non hai quattrini, diventa una affare di Stato. Ed ecco allora parole, dispacci, decreti, espulsioni, accompagnamenti in Francia, insomma la guerra della destra è quella ai migranti. Del resto non ci curiamo. Così il Ministro dell’Interno viene incarnato dalla figura di un Prefetto della Repubblica, che tempi addietro, al massimo, poteva diventare Capo della Polizia. Ci hanno risparmiato la nomina di un generale di copro d’armata ma, se le cose precipitano, quella sarà la seconda scelta di questo governo.

    Comunque, si dirà, sono elucubrazioni di soggetti avversari politici, fuorviati dalla lente dell’ideologia. Speriamo sia così perchè il prossimo anno l’emergenza potrà diventare la crescita pari a zero, l’inflazione a due cifre, il caro energia e l’impennata del debito pubblico del quale pare che ormai non si curi più nessuno. Forse imploreremo l’Africa a mandarci più manodopera a poco prezzo e in nero. Chiedere agli imprenditori agricoli a che punto sono.

    Un’altra idea malsana che ci sovviene è quella di obbligare i giovani a cercare un lavoro e accettare qualsiasi proposta che venga fatta loro. Come non si sappia che i lavori offerti rappresentano miseria e sfruttamento perchè i lavori nobili, quelli protetti insomma, non ci sono più. E ci saranno sempre di meno con la sostituzione digitale sempre più potente.

    In questo quadro la sinistra va a congresso. Un nuovo capo però non risolverà un bel niente. In tempi di vacche magre è la destra che vince e che ha vinto. Ci si affida sempre all’Uomo/Donna della Provvidenza che, si sa, fallirà miseramente ma per qualche anno ci mette l’animo in pace.

    E allora balliamo sul Titanic fintanto che reggono i motori e la chiglia tiene. Torniamo al focolare con le donne che rammendano i vestiti e sotto la cenere mettano le patate. Soltanto la donna/uomo può ambire a uffici più alti, quella che si è rimboccata le maniche e porta i pantaloni, guai ad essere intelligente e bella.

    Da ultimo, è chiaro che non siamo più in Europa, noi facciamo da soli. I cosiddetti frugali (olandesi e altri) e non solo loro, attendono sulla riva del fiume che “Italia first” passi per prima.

    La donna del popolo ha sostituito il manager banchiere e, di colpo, i nostri fornitori di legna via via sono scomparsi.

  • Carlo Galli:”Dobbiamo fare della politica il luogo in cui coltiviamo la nostra umanità”. — Generazione Liberale

    Di Francesco Subiaco “Meraviglioso e vertiginoso , coinvolgente e sconvolgente , divisivo almeno tanto quanto unisce , magnetico ed enigmatico nella sua ap parente chiarezza , la Repubblica è un libro che non si può smettere di leggere ; un libro che emoziona , perché ci pone davanti a un Inizio – alla sua indiscutibile […]

    Carlo Galli:”Dobbiamo fare della politica il luogo in cui coltiviamo la nostra umanità”. — Generazione Liberale
  • Palazzo Firenze a Roma

    Nell’ambito delle giornate del FAI (Fondo ambiente italiano) è stato possibile visitare Palazzo Firenze a Roma.

    Qui, nel quartiere Campo Marzio, in fondo a Via dei Prefetti si apre un piccolo spazio, Piazza Firenze.

    Da qui partivano le corriere postali con destinazione Firenze. Il Palazzo – costruito tra il 1516 e il 1530 su progetto di Jacopo Cardelli – si affaccia sull’omonima piazza con un’imponente facciata. Di proprietà della famiglia Del Monte passò poi ai Medici con l’ascesa al trono pontificio di Giulio III dei Medici.
    Su commissione di Ferdinando I dei Medici, fratello del Papa, furono apportate le migliorie più sontuose del palazzo grazie, in particolare, agli affreschi e stucchi del bolognese Prospero Fontana (Allegoria dei continenti nel Camerino e Scene allegoriche nella Sala del Granduca).

    Il Sole e Aurora


    Fontana, allievo di Perin del Vaga, era uno dei maggiori ritrattisti dell’epoca. Dalla frequenza della scuola francese manierista di Fontainebleau aveva ricevuto un’importante esperienza formativa.
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    Gli affreschi della Sala delle Stagioni e della sala degli Elementi sono opera di Jacopo Zucchi (allievo di Vasari). La sua ultima grande fatica – gli affreschi della Galleria di Palazzo Rucellai – risale agli inizi del 1590.

    Estate


    Sul piano architettonico Palazzo Firenze fu ristrutturato, probabilmente dal Vignola, che ornò il cortile del bel colonnato e all’interno si produsse in artifici per fare in modo che la bella loggia fosse visibile e in linea con il portone d’ingresso principale. Dal 1926 la Società Dante Alighieri ha lì la propria sede. Palazzo Firenze è divenuta anche sede Unesco.

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