Cosa ci aspetta

Mattarella e Draghi nulla potranno se l’Italia non si risveglierà nelle coscienze e lo Stato non si doterà di strumenti di controllo efficaci e rapidi

Eletto Mattarella – in tempi non sospetti lo avevamo richiesto, poi avevamo abbandonato l’idea visto le sue intenzioni di lasciare, poi i nostri politici simpaticoni lo hanno rivoluto al Quirinale – finito Sanremo, siamo al carnevale.

Il virus sta facendo il suo lento corso di indebolimento e lascerà al nostro Paese ingenti somme per ammodernarsi.

Poi però apprendiamo che 4 miliardi di superbonus – cosiddetto 110% – sono stati truffati allo Stato, vale a dire nelle numerose cessioni del credito alla fine si è capito che proprio i lavori iniziali che avrebbero dato vita ai crediti stessi erano stati inesistenti.

Il reddito di cittadinanza ha avuto un trend simile, con una schiera di soggetti che ne hanno fruito senza averne diritto.

Insomma: in Italia non puoi fare nulla senza che qualcuno non sia lì, prontissimo, a fregarti. E’ veramente scoraggiante, soprattutto per i giovani che tentano di uscire dalla solita immagine dell’italiano arruffone e sfaticato.

Gran parte delle truffe sembra che si siano verificate tramite la cessione al credito a Poste Italiane, il forziere del Tesoro. Le banche più importanti che si sono affidate ad enti di certficazione del credito seri e affidabili pare non abbiano avuto tante truffe.

Allora è qui il problema.

C’è un mondo di mezzo, un settore né pubblico né privato, un limbo dell’amministrazione pubblica che è ora di demolire.

Non ho mai creduto nel partenariato pubblico-privato. Ho sempre pensato che sia un sistema per scaricare sul pubblico le società non redditizie o peggio addossare ad esse i debiti e lasciare al privato  le attività fruttuose.

Vogliamo parlare delle fondazioni, enti previsti non a fini di lucro. In massima parte sono stati usati a piacimento, anche per i propri comodi politici, salvo poi svuotarle di ogni bene e partire daccapo con altre furbizie. Si dice: questo è illegale. Bene: quando arriva la giustizia i giochi sono fatti. I nostri investigatori pubblici, per lo più, sono come la nottola di Minerva che si leva sul far del crepuscolo, quando tutto è avvenuto e nell’oscurità voglio vedere chi riesce a ricostruire qualcosa. 

In questo settore di mezzo sei collocano anche il capitalismo italiano e le nostre mafie, pronte a sfruttare ogni occasione per arricchirsi.

Servono controlli rapidi ed efficienti, altro che relazioni al Parlamento che nessuno legge.

Da quanto tempo si dice di regolare le televisioni. Ora a che servono: i programmi sono popolari sì ma si evita di dire che ci sono solo quelli!!! Le TV cosiddette commerciali servono a pagare polici e giornalisti che raccontano sempre le stesse litanie, tanto che prima che aprano bocca si sa già cosa diranno.

Ma i giornalisti non ci dovrebbero informare? Saviano che ha fatto del giornalismo vero la sua avita è costretto a scappare e a non vivere.

Allora cosa fare. Massimo Severo Giannini, che di amministrazione se ne intendeva, diceva di fare i controlli a consuntivo ma, siccome non si fidava, voleva avere un ispettorato pubblico efficiente che ad ogni avanzamento lavori, prima di pagare o riconoscere benefici a chicchessia, inviava sul posto gli ispettori che dovevano certificare l’andamento dell’opera.

Bonus edilizi e reddito di cittadinanza se lo sono intestato i 5Stelle e va loro dato atto. Ma data la loro gioventù forse pensavano che il Paese reale fosse migliore dei politici che detestavano così tanto. Bene, spero abbiano compreso ora che il Paese reale è molto peggio e i politici eletti ce ne forniscono la versione edulcolorata. Una volta si diceva che il privato è pubblico. Oggi mi pare di capire che abbiamo reso privato il pubblico, scaricando su di esso ogni debito, ogni malefatta, ogni settore non appetibile. Lo stesso Draghi dovrà gettare la spugna, lo hanno imbalsamato e irretito oltremodo, con balletti pietosi di riconoscenza in presenza e malvagità dietro le quinte.

Ultima cosa: On.le Gentiloni cerchi di contenersi. La battuta sul fatto che una crescita del 4% nel 2022, anni fa ce la saremmo giocata al lotto, nel pieno di una crisi energetica e sull’orlo di una guerra – senza contare il tonfo economico del 2020 – non ci aiuta per nulla. 

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