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Cultura Natura e città

Sui social

Sui social sempre più violenza verbale ma grazie al traffico che genera, in molti casi, non viene bannata.

Gara a chi la dice più grossa usando parole devastanti

Scopriamo che gran parte dei social, almeno quelli più in voga, tendono a tenere in piedi siti e profili che sparano a zero su tutto, apostrofando questo e quello, deridendo, minacciando, offendendo

pesantemente, in specie, se si tratta di donne che hanno l’unica colpa di aver messo la testa fuori di casa non accontentandosi del ruolo di ancella dell’uomo.

La ritrosia a bannare questi profili sembra discenda dal fatto incontestabile che proprio gli sproloqui più esasperanti generano maggiore traffico e discussioni con la conseguenza che la pubblicità, in virtù del principio pecunia non olet, vada alla ricerca è proprio dei post con maggiore affluenza di dibattito o di sostegno/opposizione.

La politica rincorre, senza dichiararlo, questi trend, utilizzando chiaramente un linguaggio meno violento ma dai toni certamente non pacati, forieri di venti di guerra. Per la verità su questa strada si stanno ponendo persino stimati filosofi malati di protagonismo televisivo. Sono in TV ergo sunt.

In questo quadro gli osservatori che ragionano, vale a dire i mass media classici come i giornali stampati o on-line, fanno fatica a raggiungere il cosiddetto “popolo”. Così si assiste ad una degenerazione generalizzata che può fare, a breve e medio termine, solo danni sulla convivenza civile.

Approndire significa perdere tempo, chi lo fa viene tacciato di supponenza, e i temi più delicati vengono trattati come normali argomenti di dibattito pubblico. E gli ascolti aumentano grazie al fatto che, ad esempio, i temi della nostra salute ci riguarda tutti.

Non ci meravigliamo però che l’asservimento di ogni cosa al dio denaro, generi i mostri che ogni tanto hanno l’onore della cronaca.

Ragazzini che si uccidono in diretta sui social, figli che uccidono i genitori per ottenere subito l’eredità, il crescere di un’ignoranza diffusa e il regresso sociale verso forme di violenza sempre più sofisticate grazi e all’uso di droghe e nuove sostanze chimiche.

Il culmine di queste tendenze è stato toccato ormai con i video di violenze sulle persone e sugli animali che vengono pubblicati quotidianamente e a nessuno, visto che raccolgono milioni di visualizzazioni, è venuta l’idea che occorrerebbe bannarli.

In nome di una libertà conquistata con enormi sacrifici dai nostri padri si dà la stura agli istinti più bestiali dell’uomo. E la chiamano civiltà: ma mi facciano il piacere.

Di Paolo Bevilacqua

Roma, funzionario pubblico, studi di filosofia e diritto, passione per la vita umana in tutte le sue espressioni.

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