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I ritorni al popolo

Il referendum abusato

Monumento ai fratelli Cairoli – Trinità dei Monti – Roma

In Italia appena si pone un problema si deve tornare al popolo che, per la verità, non ama queste chiamate da parte di soggetti politici che hanno chiesto di essere votati proprio perchè si ritengono capaci e meritevoli di risolvere i problemi del popolo.

Ora il problema sorto è quella della giustizia. Qualcuno che prima faceva parte del sistema di spartizione delle cariche ha deciso di vuotare il sacco e allora si sono scatenati molti politici i quali, gridando allo scandalo, chiedono che sia il popolo a decidere se i pubblici ministeri debbano restare autonomi o vadano ricondotti sotto il potere politico.

Insomma non è sufficiente che la politica si spartisca ASL, posti a cattedre, livelli di direzione nei ministeri o nelle società partecipate, le direzioni dei giornali e della RAI, no, siccome c’è da spartire qualcosa anche nella giustizia allora la politica non può essere tenuta all’oscuro ma vuole partecipare alla spartizione delle cariche.

Così, dato che i pubblici ministeri sono troppo indipendenti e in alcune procure si decide chi va perseguito e chi no, occorre tornare dal popolo così da fornire ai politici anche la delega su chi deve comandare nei tribunali.

E si fa di ogni erba un fascio. Si dimenticano i magistrati morti di mafia, quelli che hanno pizzicato proprio i politici a spartirsi le mazzette per le commesse pubbliche, quelli che continuano il proprio lavoro nonostante le pressioni giornaliere.

Si dice: nessuno vuole fare il sindaco. Grazie si sa cosa chiedono gli apparati dei partiti e movimenti in cambio. Sostegni economici e spartizioni di posti direzionali. Lo sanno tutti. E’ chiaro che si vuole sterilizzare il lavoro dei magistrati e porli sotto il controllo politico.

Che fine fa la divisione dei poteri? Vogliamo permettere ai soggetti che oggi si pentono delle loro malefatte di infangare anche i magistrati che fanno onestamente il proprio lavoro?

Il popolo con le elezioni ha deciso chi delegare e l’eletto deve risolvere ogni questione che gli si pari davanti, altrimenti a casa, torni alla sua occupazione ordinaria.

Di Paolo Bevilacqua

Roma, funzionario pubblico, studi di filosofia e diritto, passione per la vita umana in tutte le sue espressioni.

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