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Dov’è finita la politica

Vogliamo gli eroi

Una volta si diceva che il privato è pubblico. Le vicende della politica nostrana, ma anche all’estero succedono cose che alla fine prevalgono sul pubblico (si pensi a Clinton o a politici finiti prima ancora di entrare in politica a causa di scheletri nell’armadio), ci dicono che la politica degli ideali è finita.

Va bene – si può dire – e allora? Te ne accorgi solo ora?

Sì a volte bisogna fare i conti con quello che manca o che è venuto a mancare. Se fondo un partito, istituisco una scuola di partito, li vesto e li indottrino in modo omogeneo con l’intento esclusivo di prendere il potere e gestirlo per i miei interessi faccio un’operazione privata non pubblica. Così sono nati partiti e partitini negli ultimi decenni. Non tutti beninteso. C’è anche il partito che voleva dividere l’Italia e staccarla dall’Europa. E il popolo li ha votati, quel popolo disorientato dalla magistratura che ha incarcerato i politici che si spartivano le mazzette sulle commesse pubbliche.

Poi si è visto che anche il terzo potere – la magistratura – non è poi così tanto pura visto che ha una carriera prestabilita e, di fatto, non rischia quasi nulla in presenza di un organo di autogoverno che utilizza il potere disciplinare col contagocce. Così scattano correnti e congreghe per indirizzare la coperture degli uffici più delicati.

La pubblica amministrazione, visto che come controllore ha sia i giudici civili e penali e la Corte dei conti per i danni erariali, è andata avanti nell’immobilismo più completo, timorosa e ossequiosa dei governi che ogni anno si insediano, fanno i programmi, poi sono costretti a lasciare.

Un altro tassello è stato posto dall’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, nobile idea radicale, ma in pratica foriero della ricerca spasmodica di fondi da parte delle forze politiche dato che non si fa politica, nell’era digitale, senza cospicui investimenti.

In questo quadro le forze economiche hanno fatto tutto ciò che era loro possibile fare. Le imprese più grandi sono scappate dall’Italia sindacalizzata, le piccole e medie imprese hanno retto anche alla pandemia, hanno continuato a lavorare anche durante il Covid-19.

I giovani si sono allontanati dalla politica, quella nobile che ci hanno insegnato i greci. Tra l’altro sono sempre meno i giovani anche perchè le donne, giustamente, hanno reclamato il proprio ruolo attivo in una società ancora quasi medioevale. Famiglie con pochi figli è la regola anche per l’assenza di strutture pubbliche di sostegno. L’incertezza del futuro ha fatto il resto.

Sembra l’apocalisse. Ma non è così. La barca italiana veleggia grazie al vento in poppa della Germania, dell’Europa, e, soprattutto degli Stati Uniti. Ma anche i rapporti economici stretti con Russia e Cina daranno la loro spinta. Il debito si ridurrà. Senza considerare che gli italiani sono proprietari di case e hanno sui conti correnti cospicui risparmi.

Allora finiamola di piangere. Siamo adulti ormai. Ricomincia la stagione balneare italiana, un’eccellenza italiana.

Ma la politica, quella di Mattarella per intenderci, deve tornare perchè ci piace avere un’idea di benessere diffuso, divertimenti all’altezza della nostra civiltà, che siano d’esempio per i ragazzi che oggi girano su macchinette o a frotte per i parchi italiani, ascoltando Fedez a tutto volume, sognando di fare gli influncer, dandole di santa ragione. O meglio questo sogno non può essere l’unico. E non possiamo ottenere rispetto nel mondo soltanto con banchieri, calciatori, tennisti o cantanti. Vogliamo gli eroi.

Di Paolo Bevilacqua

Roma, funzionario pubblico, studi di filosofia e diritto, passione per la vita umana in tutte le sue espressioni.

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