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Ancora debiti: per cosa?

E’ nato il nuovo governo con un timoniere di elevata preparazione e una compagine ministeriale che dovrebbe consentire una traversata quanto meno senza naufragi fino all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica (primavera 2022) o forse fino alle prossime elezioni (primavera 2023).

Quello che bisogna fare è spendere soldi pubblici per far ripartire l’economia in modo che 1 euro di spesa pubblica si moltiplichi secondo le formule che ci hanno insegnato gli economisti più illuminati.

Allora, si dice, non solo ristori. Infatti e questo era proprio il programma del governo Conte, è necessario non limitarsi a iniettare fondi per la sopravvivenza delle imprese e dei negozi e per il reddito di cittadinanza.

Qual’è il problema. In periodo di pandemia c’è una flessione dei consumi, la gente non ha voglia di intraprendere nuove strade, cresce il risparmio privato seppure intaccato dalla crisi economica. Quindi i fondi ci sarebbero. Ma non c’è verso di convincere la gente a metterli in circolo. Il problema è il futuro, quello dei nostri giovani perchè sono loro che possono riprendere in mano il timone dell’economia italiana.

In questo quadro non resta che incrementare la spesa pubblica con interventi mirati su infrastrutture, in particolare quelle sanitarie, formazione scolastica e universitaria, snellimento degli organi decisionali.

L’Italia resta povera di risorse umane preparate a livello informatico, questo è uno dei gap da risolvere in fretta con una formazione a tutti i livelli. Il lavoro on-line è sicuramente un enorme chance in questo senso.

E lasciamo che i giovani salpino dalla protezione familiare, una volta vaccinati i più anziani e i soggetti più a rischio, consentiamo ai giovani di andare a scuola, di fare stage anche all’estero, anche con contributi pubblici, per coloro che hanno meriti scolastici. Perchè chi va all’estero, in genere, ci va perchè se lo può permettere economicamente. Chi non ha i mezzi, seppur bravo, è costretto a stare a casa.

E gli insegnanti si riprendano il proprio ruolo di guida, lasciando mamma e papa nel loro brodo di protezionismo esasperato.

Di Paolo Bevilacqua

Roma, funzionario pubblico, studi di filosofia e diritto, passione per la vita umana in tutte le sue espressioni.

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