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Società per azioni e democrazia

In molti si sono levati a difendere la posizione del Presidente americano uscente di fronte all’iniziativa di bloccarne i profili sui social. Si è visto come la famiglia intera avesse seguito sulla televisione le immagini dell’assalto a Capitol Hill, quale compiacimento traspare per le violenze compiute dai “patrioti” di Trump. Mentre dentro il Congresso si consumavano crimini e la Nancy Pelosi aveva il suo da fare per ristabilire l’ordine infranto l’unico responsabile di quanto avveniva se la godeva con i suoi familiari.

Le voci liberali si sono levate per gridare alla scandalo nel momento in cui è stato deciso da un’azienda privata (Twitter ma non solo) ha bloccato i profili di Trump che contavano 88 milioni di followers.

Adesso che Trump si è iscritto ad un’altra piattaforma conta 500 mila followers. Tuttavia è innegabile che in America abbia al seguito la metà del Paese.

Quanti di noi abbiamo sorriso dei twit di Trump durante la sua Presidenza ritenendoli perlomeno innocui. Quanti hanno ritenuto che chiamare Biden “dormiente”, in fondo, era quasi un vezzegiativo accettabile.

Chi ha visto Joker forse riesce a seguire meglio il discorso, in particolare come la disperazione e l’isolamento sociale possano saldarsi con movimenti violenti contro tutti e tutti, ma soprattutto contro i ricchi.

Trump è riuscito a nascondere il suo essere ricco, padrone di un intero grattacielo al centro di New York. Lui che dopo aver scritto i suoi twit violenti amava farsi una partita a golf è riuscito ad intercettare i sentimenti di quell’America che avversa i neri, gli ebrei rei di saper gestire la finanza, i giornalisti al soldo del poter finanziario. I Democratici di Biden sarebbero la massima espressione di queste componenti della società statunitense.

Libertà è la parola più usata anche per disapprovare l’uso delle mascherine, l’utilizzo dei vaccini e quant’altro. Così una cinquantina di disoccupati e disperati sono finiti in galera mentre Trump, il mandante, promette di mettere in piedi una nuova piattaforma informatica da cui ricominciare con le sue invettive e messaggi intimidatori.

Cosa ci insegna la vicenda.

Se la politica diventa uno sbocco per chi non ha nè arte nè parte ovvero per coloro che furbi e scaltri sanno lusingare e propagandare gli istinti più bassi del popolo non ci si può meravigliare degli approdi odierni. Gli Stati Uniti hanno mostrato di avere gli anticorpi di saper rispondere a questa deriva. Ma non dimentichiamo che ci sono stati governati sulla paura, sull’odio religioso, sulla soppressione di qualsiasi accenno di critica del regime.

Bisogna tornare ad una scuola della politica che affidi le sorti degli stati a donne e uomini capaci di interessarsi delle migliori virtù del popolo e in grado di dire no alle forme di inciviltà e di violenza che ci riportano alle sopraffazioni e alle ingiustizie.

Da ultimo è chiaro che Twitter abbia sfruttato economicamente i milioni di traffico generato dai post di Trump. E la decisione di bloccarne il profilo, basato sull’incitamento alla violenza – per il 17 gennaio 2021 era già in programma il sequel di quanto accaduto il 6 gennaio – ci fa capire come i proprietari di queste piattaforme digitali, con miliardi di persone connesse, siano già divenuti i veri governanti del mondo e per di più ai fini di lucro. Lo sanno bene i governanti dei sistemi dittatoriali che controllano e bloccano sistematicamente i social.

Di Paolo Bevilacqua

Roma, funzionario pubblico, studi di filosofia e diritto, passione per la vita umana in tutte le sue espressioni.

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