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Due giorni alla fine

Sta arrivando l’ultimo giorno dell’anno e leggo che tutti noi vogliamo mandare a quel paese il 2020.

Speriamo insomma che il 2021 sarà una anno diverso, quello della rinascita europea, del vaccinati tutti, della sconfitta del coronavirus.

Eppure il 2020 va analizzato bene.

Cosa ci ha insegnato.

Intanto che non siamo immuni da infezioni mortali nonostante i progressi scientifici in medicina. Sembra quasi che la natura man mano che riusciamo a curare quasi tutti i malanni che ci affliggono porti avanti un suo studio, un suo progetto. Quello di formare virus superattrezzati per superare le nostre difese.

E vivere alle spalle delle persone, nel loro organismo trovando di che nutrirsi e prosperare.

Esempi di parassitismi si contano a migliaia in natura.

In tema natalizio come non pensare al vischio che noi incautamente forse – pare che le bacche bianche siano velenose – poggiamo sulla nostra tavola imbandita per il cenone.

Si tratta di una pianta che vive attaccata ad altri alberi, in particolare quelli da frutta. Al vischio si attribuiscono diversi poteri magici fino a garantire la prolificità alle giovani coppie.

L’obiettivo però è quello di mantenere in vita l’essere vivente al quale intendono unirsi per ricavare il sostentamento.

Il coronavirus, probabilmente, non pensava che il genere umano fosse arrivato ad allungare il periodo di vita così tanto. Quindi si è visto privare del sostegno vitale nel momento in cui si è incuneato nel respiro di persone in là con gli anni e con la salute compromessa.

Per fortuna del virus arrivano i vaccini che permetteranno agli esseri viventi di non morire o di morire di meno in modo da assicurare al covid-19 quanto basta per vivere dignitosamente dentro il corpo umano senza fare casini.

Questo un pò in sintesi la breve vita del coranavirus.

In altri settori come non plaudire al telelavoro, una meta agognata da tempo per decongestionare le città, curare gli affetti umani e quelli dei nostri amici animali, le piante e – beato chi li possiede – orti e giardini.

Poi si è letto di più, qualcuno ha ricominciato a studiare, nonostante le cassandre di turno gli sussurrassero all’orecchio: non serve, non serve, non troverai lavoro.

Il corpo. Qui è la nota dolente. La chiusura di palestre e il generale inverno probabilmente lo hanno appesantito e aspetteremo la primavera per raggiungere un discreto livello di tonicità.

Il governo. Siamo sicuri che quelli che cambiano una donna al mese, straparlano di tutto, non ti dicono nulla sul lavoro che svolgono, hanno un’ignoranza crassa e profonda, insomma siamo sicuri che gli altri avrebbero fatto meglio in questa pandemia?

E siamo sicuri che qualche testa calda, in base ai sondaggi, l’altro virus tecnologicamente avanzato, non decida di buttare tutto all’aria? Magari per trovare un’occupazione a qualche ancella, alla quale peraltro da parte mia non potrei addebitare nulla?

Ecco ho paura che i cavalli tenuti troppo a lungo sulla linea di partenza, alla fine decidano di rompere le funi di contenimento e con un galoppo sfrenato alla curva di San Martino si schiantino l’uno sull’altro, fantini e cavalli insieme.

ilpalio.it

Di Paolo Bevilacqua

Roma, funzionario pubblico, studi di filosofia e diritto, passione per la vita umana in tutte le sue espressioni.

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