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La gravità dell’essere adolescente

La pandemia ha reso l’essere umano più animale.

Come l’orango che in gabbia misura in lungo e in largo la propria gabbia così ci troviamo noi ingabbiati nelle nostre case pensate solo per dormire e qualche pranzo domenicale.

Pensavamo di essere al culmine della nostra civiltà del cosiddetto benessere e ci troviamo impotenti di fronte ad un virus che ci hanno trasmesso gli animali di cui ci nutriamo e che, in alcuni casi, chiudiamo in gabbia per poterli ammirare e osservare fuori dal loro habitat.

Insomma il virus riesce a fare quello che forse nessuna bomba creata dall’uomo otterrebbe.

Colpisce la civiltà umana proprio nella sua capacità di emanciparsi dal mondo animale, la fa ripiombare nel mondo dell’istinto. Così adolescenti frustrati si scontrano per bande, si picchiano selvaggiamente per riprendere quelle scene e scambiarsele sul web. Tutto per avere visibilità, per assembrarsi in violazione delle regole dei papa e dei nonni di cui non sembrano preoccuparsi.

Anzi nel non indossare mascherine, negli assembramenti dei più giovani sembra prendere corpo lo scontro generazionale, l’occupazione anche fisica dei luoghi, come anticamera dell’assunzione di posti retribuiti in società invecchiate e incapaci di preservare il futuro delle giovani generazioni.

Quanto chiacchiere sul clima, quanti fondi all’energia green, ma con quali risultati?

Questi stessi giovani quanto volte hanno sentito che nel 2050 qualche città costiera sarà distrutta dall’innalzamento dei mari che l’inquinamento da plastica sta uccidendo i pesci del mare, che interi spazi marini sono inquinati da scorie radioattive. Gli allevamenti intensivi che bruciano risorse, la distruzione delle foreste, insomma siamo bombardati da notizie allarmanti sul futuro.

E allora perchè non occupare almeno gli spazi “bene” della città, farne teatro di battaglie tra bande rivali, fregandosene della circolazione del virus, anzi forse accellerandone la diffusione per distruggere questa società occidentale vecchia e decrepita.

Sicuramente non è questo che passa nella mente razionale di questi giovani di periferie dormitorio, mal costruite, alveari di traffici e pulsioni, preda facile degli agitatori politici di destra e di sinistra. Ma i fatti poi vanno nel senso da noi indicato.

Via i vecchi, ci siamo anche noi che saremo il futuro di questa società che sta imbarbarendo, sembrano narrarci le nuove generazioni che vivono a contatto con violenza, povertà e falsi miti.

Di Paolo Bevilacqua

Roma, funzionario pubblico, studi di filosofia e diritto, passione per la vita umana in tutte le sue espressioni.

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